EDITORIALE

No alla nuova crociata

Alex Zanotelli

La guerra all’Iraq, che il presidente Bush ha dichiarato, si presenta come illegale e immorale. È illegale anzitutto perché non possiamo riconoscere il concetto di “guerra preventiva”: farlo equivarrebbe a distruggere il bagaglio del diritto e della legalità internazionali che, appunto, non contemplano la prevenzione della guerra, bensì dalla guerra.
Questa guerra è illegale anche perché non ci sono le prove che l’Iraq abbia armi di distruzione di massa, ammesso che questo possa giustificare un attacco, visto che gli Stati Uniti sono il più grande detentore di tali micidiali armi. Ma perché una guerra proprio contro Saddam? È chiaro che è un grande dittatore, ma non è il solo. Nell’ultimo secolo, quante dittature… e a quante di queste l’Europa o gli Stati Uniti hanno dato il proprio sostegno! Basterebbe citare lo Zaire di Mobutu, al potere per 30 anni, una delle più feroci dittature, con la benedizione dei governi occidentali. Perché allora accanirsi su Saddam?
Ma c’è qualcosa di ancora più grave: perché tentare di muovere guerra a Saddam bombardando l’Iraq e uccidendo civili, continuando a martoriare questo popolo martoriato e stremato da decenni di guerra e dall’embargo? È come se si volesse combattere la mafia bombardando Palermo e la Sicilia! Nel suo libro “L’informazione deviata”, Stefano Salvi documenta che il 48% del popolo iracheno avrà presto contratto il tumore dovuto all’uranio impoverito, il che significa 9 milioni di iracheni: un genocidio.
Questa guerra serve da copertura di qualcosa di più grosso. Essa fa parte di quella che Bush chiama “la guerra infinita”: “Solo in pochi vedranno la fine” ha detto. Il complesso militar-industriale americano ha inteso rilanciare l’economia in depressione attraverso investimenti in armi, per una cifra di 500 miliardi di dollari. Va da sé che queste armi verranno prima o poi usate. Ma per che cosa? Non si tratta più della guerra contro il terrorismo, bensì della difesa dei privilegi del Nord del mondo rispetto al Sud.
Quello che preoccupa maggiormente è che quella che verrà dichiarata potrebbe essere una guerra atomica. Gli Stati Uniti stanno rinnovando il proprio armamentario atomico (hanno già speso 60 miliardi di dollari) e dicono che utilizzeranno le armi atomiche ovunque gli interessi vitali della loro nazione siano minacciati. Le conseguenze di una simile guerra potrebbero essere disastrose per il Medio Oriente e il mondo intero: potrebbe infatti favorire la coalizione del mondo arabo, e soprattutto musulmano, che si sentirà attaccato dal mondo cosiddetto cristiano. Insomma, una nuova guerra di religione, una nuova crociata. I tanti appelli che in queste settimane sono stati lanciati, da Pax Christi (con la firma tra l’altro di oltre 30 vescovi) a Emergency alla Tavola della Pace, invitano il popolo italiano a dire NO a questa guerra, illegale e immorale. A ciò si deve aggiungere un semplice ma significativo gesto che ognuno può fare, quello di esporre alle proprie finestre la bandiera della pace (oppure un lenzuolo, uno straccio bianco con la scritta “NO alla guerra”) in maniera che sia visibile a tutti. Sarà il nostro modo per dire al governo che il “popolo italiano” questa guerra proprio non la vuole. Per poi indire, per il prossimo 10 dicembre, una giornata in cui nelle città italiane, tutti con una bandiera in mano o una candela, possano vegliare e stare in piedi per dire NO a questa guerra.
Traendo spunto dal Manifesto di Bilanci di Giustizia, possiamo dire: “Vi sono dei momenti in cui bisogna ascoltare, in cui dobbiamo ascoltare la forza della verità che è in noi”. Adesso è il momento. Buona resistenza a tutti! E contiamoci. È questo il momento della democrazia.

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