Il santo dei poveri
Conobbi dom Helder Camara al Concilio. Era noto come Segretario dell’Assemblea dei vescovi brasiliani (una delle più numerose del mondo); lì lo incontrai personalmente quando il card. Lercaro, arcivescovo di Bologna, invitato da lui a parlare sulla riforma della liturgia ma impossibilitato ad andare di persona, mandò me, suo vescovo ausiliare, a leggere la conferenza già preparata. Di mons. Camara si sapeva che era molto impegnato perché il Concilio aprisse sempre più la Chiesa ai poveri, non solo come oggetto di attenzione e di aiuto – cosa che la Chiesa sempre aveva fatto nel corso dei secoli – ma come soggetti responsabili del cammino della Chiesa stessa. In realtà, come lui stesso ricorda nel suo libro sul Concilio (in italiano: “Roma, due del mattino” ed. S. Paolo), aveva istituito due Commissioni informali, una di teologi e una di vescovi, la prima che approfondisse il tema della povertà nel mondo e nella Chiesa, la seconda perché elaborasse questi temi per renderli effettivi all’interno della discussione assembleare e nei documenti conciliari. Per questo lo incontrai più volte al venerdì sera, nell’appartamento affittato da p. Gauthier, un sacerdote francese recatosi a Nazareth per costituire un gruppo di amici che facessero, come Gesù, i falegnami (“les compagnons de Jésus”). Il gruppo di vescovi, impegnato per “la Chiesa dei poveri”, non ottenne se non alcuni inserimenti, pur significativi, nei documenti conciliari: importante è
Il vescovo rosso: così ricordato da tanti, per la sua nota propensione a difendere i poveri e a cercare le cause ultime della povertà e della miseria, per sradicarle dall’umanità. Un folle per amore, un povero tra poveri, amato nelle favelas, si è opposto al latifondismo, al capitalismo selvaggio, alla dittatura: “Qualcuno mi dovrà spiegare perché quando do’ da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, ecco che tutti mi chiamano comunista”.
Hélder Pessoa Câmara (noto come dom Hélder) è nato a Fortaleza, in Brasile, il 7 febbraio 1909 e morto a Recife il 27 agosto 1999), da una modesta famiglia brasiliana, undicesimo di 13 figli. Nominato vescovo ausiliare il 3 marzo 1952, fonda presto la Banca della Provvidenza di San Sebastiano, che assisteva i poveri e gli emarginati e organizza, sempre a Rio, l 36º Congresso Eucaristico Internazionale e la Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB), della quale fu attivissimo segretario. Ha partecipato al Concilio Vaticano II nel quale ha portato avanti, con altri vescovi, quella che è stata definita l’opzione preferenziale per i poveri. Il 12 marzo 1964 viene nominato da Paolo VI arcivescovo di Olinda e Recife.
Il Patto delle Catacombe
Un ultimo contatto conciliare con dom Helder Camara, lo ebbi il 16 novembre 1965 alle Catacombe di Domitilla (nel suo libro egli parla di quelle di S. Callisto, che sono le più celebri), quando, per iniziativa del gruppo del Collegio belga una quarantina di vescovi si trovarono per lanciare un’iniziativa che, in mancanza di segnalazioni assembleari, impegnasse i singoli vescovi, tornati alle loro sedi, a vivere più semplicemente – come abitazione, come mezzi di trasporto, come stile di vita – a stare più vicini ai lavoratori, ai poveri, ai sofferenti. Noi presenti (la convergenza era stata occasionale) cercammo poi la firma di vescovi amici, così che il card. Lercaro, scelto come tramite più opportuno, potè portare al Papa più di 500 firme sotto quello che fu poi denominato “il Patto delle Catacombe”. I contatti conciliari e la venerazione di mons. Camara per il card. Lercaro favorirono il continuarsi dell’amicizia. Lo visitai più volte nella sua residenza di Recife, che non era il Palazzo Arcivescovile, dove aveva ospitato uffici e persone, ma la sagrestia di una piccola chiesa (una foto che gli feci mentre salutava sulla porta ha fatto il giro del mondo): diceva che non basta aiutare i poveri, bisogna – come Gesù (1 Cor. 8) – farsi poveri, condividere in qualche modo la loro condizione. E ben due volte è stato ospitato in vescovado a Ivrea: la prima invitato da me per un intervento (e ho tanti ricordi di questo suo parlare, sempre con un sorriso di speranza e con i gesti delle sue mani, che lui per questo definiva “mani napoletane”), e la seconda volta perché aveva bisogno di tre giorni di riposare durante una tourneé in Italia e gli avevano indicato come adatta la mia residenza. Ed è lì dove l’ho conosciuto da vicino, a cominciare dalle “due del mattino” che è nel titolo del suo libro nel Concilio. Mi confidò che il giorno della sua ordinazione sacerdotale aveva promesso al Signore che ogni notte gli avrebbe dedicato un’ora di preghiera. “Non lo raccomanderei a nessuno “ continuava “ma ringrazio il Signore perché mi ha sempre fatto riaddormentare”.
Mite di cuore
Pregare, per lui, era verificare le sue giornate di fronte a Dio. Ed era quello che aveva fatto in Concilio, esaminando le giornate vissute o programmando le future di fronte a Dio. E di questo faceva poi relazione alla comunità di preti e laici “di S. Gioacchino” (il nome del Palazzo dell’Arcivescovo di Rio de Janeiro, dove era stato come Ausiliare). Quelle relazioni, poi raccolte in un libro, sono interessanti per farci vedere il Concilio anche nel suo svolgimento, con le valutazioni sulle persone (ad es. di don Dossetti dice, che “è una figura francescana malgrado sia un prete diocesano”) e con i suoi numerosi contatti con Paolo VI, che lo stimava molto. Dom Helder, ad esempio, ricorda quanto aveva insistito con
Dom Helder Camara ha scritto diversi libri. Ricordiamo:
Fame e sete di pace con giustizia, Massimo, 1974
Spirale di violenza, Massimo, 1977
Violenza dei pacifici, Massimo, 1977
Parole ai giovani, Queriniana, 1985
Il deserto è fecondo. Percorsi di solidarietà, Lampi di Stampa, 2003
Mille ragioni per vivere, Cittadella, 2000
Roma, due del mattino. Lettere dal Concilio Vaticano II, San Paolo Edizioni, 2008
Dov’è tuo fratello. Miserie e ingiustizie globali. La responsabilità dei cristiani, ass. Pimedit, 2009
Il Vangelo di dom Helder Camara, San Paolo Edizioni, 2011
Rivoluzione nella pace, Jaca Book, 2013





