L'obiezione ai tempi della guerra
Il 21 aprile scorso il tribunale di Colonia ha accolto il ricorso di Christian Pohlmann, un ragazzo di 21 anni che contestava la cartolina precetto per il servizio di leva, che in Germania è ancora obbligatorio. La Corte ha sostanzialmente dichiarato incompatibile con la Costituzione il sistema di reclutamento militare che dal luglio dell'anno scorso ha introdotto nuove regole. Esultano i Grünen che da tempo sostengono l'abolizione della leva obbligatoria, al pari di gran parte dell'Europa. L'episodio è solo un pretesto per riaccendere in Germania il dibattito sull'abolizione della leva che trova un forte ostacolo… da parte degli obiettori, o meglio degli enti (quasi tutti pubblici) che impiegano migliaia di obiettori e che entrerebbero in crisi se venisse meno il loro apporto. Ovviamente, al dibattito partecipano anche coloro che ritengono che l'abolizione della leva “risolverebbe” il problema dell'obiezione di coscienza che evidentemente costituisce ancora un problema per molti. In realtà, come dimostrano anche le vicende di quei paesi in cui il servizio militare è volontario, la “coscienza dell'obiezione”, per dirla con Tonino Bello, non resta narcotizzata da una legge che abolisca la leva. Per esempio… Il sergente Camilo Mejia, 28 anni, della Guardia Nazionale degli Stati Uniti, è attualmente detenuto al Fort Stewart, in Georgia, con l'accusa di diserzione. Mejia ha combattuto in Iraq, con un'unità che ha attraversato il paese subito dopo l'invasione e per cinque mesi ha operato nel cosiddetto “triangolo sannita”. Lì era in prima fila, ha ucciso gente, ha catturato prigionieri e collaborato a torture. Rientrato in patria per un periodo di riposo, ha cambiato idea sulla guerra ed è diventato obiettore di coscienza. Lo ha dichiarato dopo un periodo di fuga e ora attende il verdetto che può prevedere una pena fino a un anno in prigione. Il caso di Mejia non è isolato: dall'inizio della guerra in Iraq, sono decine i soldati che hanno obiettato anche a questa “sporca guerra”, così come erano stati in centinaia nel 1991, in occasione della prima guerra del Golfo. Non solo nelle Forze Armate degli Stati Uniti. Purtroppo, queste notizie vengono tenute sotto stretto riserbo da parte dei ministeri della difesa e vengono diffuse solo dalla stampa “alternativa” o dalle associazioni pacifiste e antimilitariste. Forse non saranno obiettori, anche se il loro gesto è stato presentato come atto di disobbedienza e rischiano comunque una pena compresa tra i sei mesi e i tre anni di carcere, i quattro elicotteristi dell'esercito italiano che, stando alle notizie apparse sui giornali agli inizi di marzo, sono stati accusati di ammutinamento per essersi rifiutati di partecipare alla missione “Antica Babilonia” per la scarsa sicurezza in cui avrebbero dovuto operare. Nei mesi scorsi si è conquistata la prima pagina dei giornali di tutto il mondo la lettera che 27 piloti riservisti israeliani hanno firmato dichiarando di rifiutarsi di prendere parte ad attacchi aerei contro la popolazione palestinese dei Territori. Quella di Israele (sulla quale più volte Mosaico di pace è ritornata,





